"La Memoria che diventa impegno "

Scritto da Marco Pappalardo Salesiano Cooperatore

A scuola tante volte ricordiamo anniversari, giorni particolari, eventi con minuti di silenzio ed iniziative varie, però la giornata in memoria delle vittime causate dalla pandemia è stata qualcosa di diverso.

Di solito tutto sembra distante, lontano nel tempo, intenso ma non troppo; servono i film, i documentari, delle attività particolari per coinvolgere e coinvolgerci. A volte ci si riesce, altre no. È il 18 marzo? Le immagini sono vive, recenti, quotidiane; la conta dei morti è giornaliera purtroppo, oltre che locale, regionale, nazionale, mondiale.La prima impressione è quella di esserci abituati e, pur contemporanei, sembra sentire quanto accade paradossalmente lontano se non fosse per le mascherine, il distanziamento, i limiti. Certo, non è stato facile per nessuna generazione comprendere in pieno quanto vissuto in diretta, tanto che ancora oggi rispetto al passato c'è chi dimentica, c'è chi studia i fatti passati, c'è chi li nega, c'è chi li celebra. E se ciò accadde per le guerre, per i genocidi, per le stragi, figuriamoci per un virus che neanche vediamo! Non è forse assurdo che negli ultimi giorni si sia posta maggiore attenzione ai possibili danni dei vaccini, seppur minimi in percentuale, anziché  alle vite che salvano e salveranno? Questa brutta storia, dopo un anno, si è inevitabilmente trasformata da emozione in sentimento, cioè da ciò che dura un poco a qualcosa di stabile che, come negli affetti, se non è curato, viene messo da parte. Le emozioni ci investono e coinvolgono finché non raggiungono il punto più alto o non ne arriva un'altra, i sentimenti invece richiedono un “lavoro”, anzi un lavorio che esige fatica interiore e nelle relazioni. La giornata per le vittime della pandemia va vissuta necessariamente ogni giorno, come quella di coloro che sono in prima linea per difenderci, curarci, guarirci, ma siamo capaci e pronti per scommetterci? Ognuno deve metterci del proprio e questa generazione di studenti ci sta provando con il sostegno dei docenti e delle famiglie, mentre è duramente provata. È chiamata a ricordare una ferita ancora aperta e allo stesso tempo a prevenire con comportamenti adeguati rispettando le regole. Alla scuola, ma anche all'università, un altro compito spetta, quello di seminare sogni e segni per l'immediato futuro, rielaborando gli errori e le mancanze per non trovarsi di nuovo impreparati; agli studenti di oggi, invece, l'onore e l'onere di dimostrarci che non abbiamo perso tempo e che hanno voglia di prendere in mano questo tempo. Marco Pappalardo

 

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