Diario di Prof : Lettera a Dante da parte di Giovani Studenti

Scritto da Marco Pappalardo Salesiano Cooperatore

Carissimo Dante,

chi l’avrebbe mai detto di sentirti così vicino in questo periodo! Tu hai vissuto tempi difficili e noi studenti da un anno abbiamo smarrito la diritta via; tu in esilio tra una corte ed un’altra, noi nelle nostre case, ed entrambi non abbiamo fatto nulla di male per meritarlo.

Hai viaggiato nei regni ultraterreni con il corpo e quante volte ti è stato di peso, mentre noi al massimo navighiamo on line per frequentare la scuola che è allo stesso tempo un po’ di Inferno, Purgatorio e Paradiso, senza svolgere attività fisiche con il rischio di prenderlo il peso! Tu ne hai approfittato per scrivere la Divina Commedia e noi che ci impegniamo a leggerla per tre anni, ti scriviamo un’umile lettera, un messaggio di auguri nel “Dantedì” per i 700 anni della tua morte…che poi – detto tra noi – non è che sia il massimo festeggiare la morte di qualcuno! Comunque, ci passiamo sopra visto che tu sei abituato ad avere a che fare con personaggi che non ci sono più. Ti sentiamo vicino, a proposito di feste, perché nell’ultimo anno ce le siamo giocate tutte, da Pasqua a Pasqua passando per il Natale, senza parlare dei compleanni e dei diciottesimi per i più grandi di noi; ora anche tu sarai festeggiato in tono minore, dunque ci puoi capire. Per questo permettici di chiamarti frate, come tra amici, del resto per te non è una novità questo appellativo affettuoso tra una terzina e l’altra. La tua selva oscura l’hai vissuta nel mezzo del cammin, noi ci siamo trovati in mezzo troppo presto e, mentre dall’Alto ti hanno inviato Virgilio per guidarti, le nostre guide – genitori, docenti, educatori, artisti, influencer – forse sono state più spiazzate di noi e alcune lo sono ancora. Eppure, qualcuno c’è stato a farci guardare in Alto, quel papa pastore che hai sempre desiderato conoscere, quel Francesco – come il tuo Francesco d’Assisi – tra silenzio, preghiera, gesti, parole ed esempi, che ci ha fatto sentire de la sua gran virtute alcun conforto. Non vogliamo lamentarci, perdonaci, tuttavia sai bene cosa vuol dire lasciare ogne cosa diletta, come l’aver dovuto noi abbandonare gli abbracci familiari, i compagni di banco, le serate tra amici, lo sport, le passeggiate libere, i viaggi d’istruzione; stiamo rinunciando alle risate spensierate e ai sorrisi liberi dalla mascherina, e non è facile, come per te non vedere quello di Beatrice. Ti ringraziamo, a proposito di Bea, perché ci insegni a valorizzare li occhi belli e, se tu attraverso i suoi hai vissuto il trasumanar, noi proviamo almeno a capirci ad uno sguardo, a condividere il dolore, a sorridere, ad innamorarci e, quando possibile, a darci qualche suggerimento durante le interrogazioni. Pensandoci bene, in questo tempo difficile non ci sentiamo proprio all’Inferno, più in Purgatorio, perché la strada della vita ci appare del tutto in salita; sappiamo di non essere soli, pure noi abbiamo qualche aiutino speciale che ci indica la via, che allevia la fatica, che ci mostra come alzare le vele: familiari che non ci fanno mancare nulla nonostante tutto, docenti che riescono persino a farci amare la scuola, educatori che ci coinvolgono on line, la memoria di parenti e amici che la pandemia ha portato via, la musica che ci piace, il personale sanitario che ci ispira. Ci dicono spesso, tra un colore e l’altro delle regioni ma con le stesse sfumature purtroppo, che usciremo a riveder le stelle; saremo pazienti – sarà il nostro regalo per te - in fondo tre volte ti sei posto questo obiettivo luminoso alla fine di ogni cantica! Tu sei stato tetragono non tanto nella Commedia, quanto nelle vicende umane quotidiane, stabile e pronto, ed ora tocca noi stare come torre ferma e armarci di virtute e canoscenza per dare il nostro contributo a partire dalla scuola. Non vogliamo lasciare ogni speranza come tu non l’hai persa sotto i colpi di ventura, provando a raccontare ogni giorno con il nostro impegno che dal buio d’inferno e di notte privata si esce insieme, come famiglia, come classe, come gruppo, come compagnia per non smarrirsi. A questo punto scriveresti a l’alta fantasia qui mancò possa e, se non hai continuato tu, non ci permetteremo certo noi di andare avanti qui e superare i tuoi 14233 versi! Solo un pensiero alla fine di questa epistola: un “grazie” perché ci insegni ancora come l’uom s’etterna e l’augurio per tutti, nei momenti più difficili, di trovare l’amor che il sole e l’altre stelle. Auguri! Marco Pappalardo

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